Baratto amministrativo, si può fare: ecco come
Fa discutere la proposta del M5S di Angri, i pro e i contro. La parola passi alla “Politica”
Potrebbe realizzarsi anche ad Angri la proposta, avanzata dall’associazione Evolution 5 Stelle, di istituire il baratto amministrativo, previsto dall’art. 24 della l.164/2014, per quelle persone che non possono pagare i tributi comunali.
In sostanza i contribuenti meno abbienti potrebbero, se la proposta venisse fatta propria dall’Amministrazione Comunale, vedersi ridotta o azzerata, per esempio la TARI, pagando con ore di lavoro socialmente utile anzichè con denaro che, in molti casi, manca del tutto o è insufficiente anche per le più elementari esigenze familiari.
Uno scambio che, se fatto seguendo regole certe ed efficaci, controllate e controllabili, porterebbe evidenti benefici ai singoli, alle famiglie ma anche all’intera collettività.
Per dare un piccolo contributo alla discussione, che per forza di cose deve essere ampliata e analizzata a fondo da chi è deputato a farlo, cercherò di fare alcune considerazioni al riguardo, con tutti i limiti dovuti alla mancanza di dati certi, reperibili solo nelle pieghe di bilancio e negli elenchi dei nuclei familiari indigenti.
Il primo problema che viene frapposto a questa proposta, dal fronte del no (o del ni, ovvero quelli che tacciono con aria di superiorità) è la mancanza di risorse da destinare all’iniziativa. Come si fa a togliere, si argomenta, dal bilancio le entrate derivanti dai ruoli dei tributi in un periodo in cui le finanze comunali, ad Angri come altrove, sono già critiche e deficitarie? Con l’eliminazione di tali entrate, toccherà agli altri contribuenti pagare per quelli che non lo faranno?
La risposta a queste argomentazioni è di tipo pratico. Che cosa succede oggi? Le famiglie indigenti, cioè quelle che non hanno i soldi per pagare, già oggi non pagano.
Dovendo scegliere tra pagare al Comune o mangiare (o mandare a scuola i figli, pagare le bollette della luce o dell’acqua,etc..) è normale che la “carta” che arriva dal Comune passa in secondo piano. Questa “carta”, o bolletta comunale, diventa per il Comune un credito non riscosso, va a finire nei residui attivi del bilancio, passano gli anni, nessuno interviene o, se si interviene coattivamente, nella maggioranza dei casi non ci sarà niente da recuperare, il credito diventa inesigibile, va in prescrizione, deve alla fine essere stralciato dal bilancio. Dopo di che il Comune, per recuperare quelle somme, già spese per il servizio, deve aumentare le tasse a tutti gli altri contribuenti.
Quindi già oggi quei tributi sono potenzialmente destinati a non essere incassati (per colpa di nessuno) e a far parte di quei bilanci sfalsati tipici di quasi tutte le amministrazioni comunali.
Dal punto di vista “tecnico” (scusate l’ardire), attuare il baratto amministrativo comporterà sicuramente una “diminuzione contabile” nel bilancio corrente, alla voce entrate. Non prevedere 50mila o 100mila euro in entrata (per esempio), sommati alle necessarie spese di assicurazione per gli addetti e per l’organizzazione, diventa impossibile sostenere per il pareggio di bilancio, se non si fa altrettanto alla voce Uscite.
E qui interviene il valore economico del baratto, cioè lo scambio tra denaro e ore di lavoro. Per non farla troppo lunga, basta dire che nel bilancio corrente vi sono, nelle Uscite, somme consistenti per la manutenzione ordinaria degli edifici comunali (spese di pitturazione, pulizia, etc..) per la cura e manutenzione del verde, dei giardini pubblici, per la pulizia delle strade, per la vigilanza della villa comunale o davanti alle scuole, e così via. Ecco, basta diminuire (non togliere) quelle voci in uscita per l’importo pari alle somme occorrenti e il pareggio dei conti è assicurato.
Sicuramente organizzare il tutto, con una regolamentazione chiara ed efficiente, ed un controllo serio affinchè una proposta nobile destinata a determinate ed individuabili fasce di cittadini non diventi un’espediente per i soliti furbi, non è così semplice come sembra. Ma qui il compito spetta a chi amministra.
Per il momento, sarebbe opportuno che la classe politica angrese (non importa se di maggioranza o di opposizione), ormai rientrata dall’esodo estivo, almeno si esprimesse al riguardo, anzichè rimanere alla finestra, in attesa di riprendere le solite schermaglie che, alla fine, stancano anche i più appassionati.
Amedeo Santaniello
Parole Chiave: news, politica, tributi, baratto amministrativo
Pubblicato il 22 Agosto 2015 da La Redazione
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